Un vecchio pastore,la sua giovane moglie, un bimbodentro una fede calvinista presbiteriana
Non ho mai letto Marilynne Robinson che dicono essere una delle più importanti scrittrice viventi. Prendo in mano il suo romanzo "Gilead" perché sollecitato da un appunto di Paolo Giordano che appare in quarta di copertina. Scrive Giordano “ la passione che ho per Marilynne Robinson ha pochi precedenti nella mia vita di lettore, la mia ammirazione per lei è smisurata."
Con il metro di Giordano la mia ignoranza è, allora, parimenti incommensurabile.
Vi propongo tutto il quarto di copertina
Il reverendo John Ames sta morendo. Non potrà crescere il figlio di soli sette anni, né educarlo, né offrirgli testimonianza di sé. Sceglie così di affidarsi a una lettera-diario, un po' confessione un po' omelia, che dica un giorno al bambino ormai adulto ciò che di suo padre è importante sapere.
Gli racconterà del nonno abolizionista e del padre pacifista, delle rovine di un luogo già baluardo della libertà americana, delle sue convinzioni e dei suoi dubbi, di quanto abbia amato questa vita che si appresta a lasciare. In un discorso lucido e luminoso da padre a figlio, da padre al Padre, dove l'intelligenza e la speranza parlano la stessa lingua.
«Un trionfo di stile e immaginazione, un viaggio spirituale che nessun lettore degno di questo nome può perdersi».
Non particolarmente invitante la trama, si potrebbe dire.
Ma non è cosi!
Certo il romanzo non ha la pretesa , credo, di scalare le classifiche, se non quelle del lettore curioso, interessato ad esplorare un ambiente e una cultura dove veramente l'intelligenza e la speranza parlano la stessa lingua.
Io ne ho ammirato la scrittura e la capacità dell'autrice di mostrare possibili percorsi culturali, da lei appena aperti e accennati.Sono dei percorsi che ogni lettore potrà fare in proprio:saranno sicuramente tutti diversi, come si conviene per la vera letteratura.
Il romanzo e' una lunga lettera che il pastore John Ames scrive al figlio: una narrazione colma di riflessioni, introspezioni psicologiche e storie tracciate quasi in diretta.
Prorompe e non si può non ammirare la fede e l'impegno di questo pastore calvinista presbiteriano, una fede che ha bisogno, come per tutti gli uomini di fede, di continui riscontri e di rispetto del mistero e del dubbio:
“Allora ho detto: Sto solo cercando un modo appena appena utile per dire che ci sono cose che non capisco. Non ho intenzione di imporre una teoria a un mistero e ridurlo a sciocchezza, come cosi fanno di solito quelli che ne parlano.”
E poi
“ il sermone sembrava cenere nella mia lingua e non perché non ci avessi lavorato seriamente. Lavoravo sodo su tutti i miei sermoni... Poi appena sei mesi dopo battezzai Lei.
Ebbi voglia di chiederle "Che cosa ho fatto? Che cosa significa?" Quella era una domanda che mi veniva in mente spesso, non perché non fossi sicuro di aver fatto qualcosa che aveva significato,
bensì perché nonostante tutte le mie riflessioni, preghiere e letture, sentivo di non coglierne il mistero. Le lacrime le solcavano il viso, cara donna”.
No, questo romanzo non si può annoverare, come altri hanno detto, tra le letture minimaliste;
certo la vita dei personaggi colti in una quotidianità perennemente uguale a se stessa potrebbe ben portaci a questa conclusione; a me pare che Gilead sia piuttosto ad romanzo metafisco, in cui peraltro la trama, come il lettore presto si accorgerà, non è mai banale, ma sempre intrigante.
Resta da dire del rapporto tra questo vecchio padre e pastore calvinista che si sente vicino alla morte con il figlio di appena sette anni.
La lunga e commovente lettera di John Ames al figlio non è l'espediente di tanti scrittori che, non sapendo parlare ai propri figli scrivono lettere improponibili, ma è la dimostrazione scritta dell'ansia di un uomo che teme di non aver mostrato, come padre, il meglio di se al figlio e di non essere stato un marito adeguato per la giovanissima moglie e soprattutto lo scrupolo di non aver dato loro ragione della propria fede pur forte e sempre fortificata dal dubbio.
“la verità è che mentre stavo lassù sul pulpito e guardavo voi tre sotto di me (Il figlio,la moglie e un amico che ha una parte di grande rilievo nel romanzo, ndr) mi siete sembrati una bella famigliola giovane,e il mio vecchio cuore malvagio si è gonfiato nel petto, l'antico desiderio cui ho accennato altrove mi ha invaso,e mi sono sentito come mi sentivo quando la bellezza di altre vite era per me una sofferenza e un'offesa. E ho avito l'impressione di guardarmi indietro nella tomba”
Un romanzo consigliabile.
Noè Zanette
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