Il metodo 15/33, la recensione con l'aiuto di Marcello Fois


 A proposito de Il metodo 15/33 di  Shannon Kirk
Un thriller può essere letteratura ?
Cerco una traccia in un libro di Marcello Fois

Dopo aver letto questo thriller iniziato, al solito, come momento di pura evasione, tra l'altro sono in vacanza al mare in un campeggio di rara bellezza (Rocca dei Tramonti, Ragusa), mi ha colto un tarlo inquietante: un thriller come “ Il metodo 15/33” può essere  considerato Letteratura? Cosa non da poco per un libraio. Lo potrei consigliare a...?  O forse sbaglio perché irretito dalla trama o dall'ambiente in cui sono immerso? Il sole della Sicilia, una quiete assoluta, a dieci metri dal mio camper lo sciabordio lento del mare.
La questione come mi si è presentata. L'autrice porta alle estreme conseguenze l'odio di cui è succube, volontaria, la protagonista del romanzo. Un odio così feroce che alla fine quasi ho avuto pietà dell'assassino seriale che trafficava bambini appena nati e uccideva  le relative mamme. Spontanea mi sorge una domanda:
"Questo odio è un espediente per la trama o nelle sue diverse forme è parte della nostra società? 
L'odio può veramente chiudere nel nostro cervello la capacità di commuoverci, di dare o ricevere amore? Un amore malato può trasformarsi in odio?"
La protagonista del thriller è ben caratterizzata in questo brano del romanzo: pag 107.
“Io amo gli atleti. Soprattutto i campioni olimpionici, quelli soli, quelli che non gareggiano in squadra ma soltanto per se. I nuotatori, i centometristi, per esempio. E mi piacciono un sacco i retroscena , quelli che ti spiegano che gli allenamenti sono estenuanti e durano magari dalle 4 del mattino a mezzanotte. Come pupazzi a molla, tutta questa gente balza su, torna giù ,salta su,torna giù, su e giù, su e giù, su e giù, e sempre con i piedi ben piantati nella scatola.Poi finalmente la campanella trilla, la pistola spara, e loro partono: con i muscoli che sfidano l'acqua,e si contraggono al di sopra degli ostacoli,uno schizzo e via,un lampo e via. Ogni volta che il campione vince, io urlo, urlo letteralmente tutta la mia feroce approvazione”
”Un amore malato? O solo il culto della forza? O conseguenze dirette l'uno dell'altro?
Mi pongo un'altra volta la domanda se questo romanzo possa essere considerato letteratura. 
Se è vero quanto ha scritto  Marcello Fois, che letteratura è “ inquietudine, interruzione dello stato in cui ci troviamo prima di affrontarla”, allora la risposta non può che essere positiva. Il libro mi ha costretto a guardare dall'altra parte, a cogliere una realtà sottaciuta, forse nascosta, magari censurata: viviamo certamente in una società violenta, penso ai vecchi aggrediti dall'interno nel corpo e nello spirito e dall'esterno dalle istituzioni, dai poteri, dalla società che li considera improduttivi e costosi; penso ai bambini e alle donne, gli anelli deboli della nostra società, prede innocenti della sua violenza: quasi un principio ontologico. 
Libreria Campedèl
Ma è tempo della quarta di copertina
Dopo Ha sedici anni, è incinta e vulnerabile, ed è appena stata rapita, scaraventata sul pianale di un furgoncino lurido. Dovrebbe essere terrorizzata, dovrebbe supplicare di essere liberata, ma non lo fa. Dal primo istante del suo sequestro, con freddezza, ha iniziato a pianificare la fuga, pregustando la vendetta. È metodica, calcolatrice, analitica; tutto ciò che scorge intorno a lei diventa una risorsa utile per il suo fine. Senza lasciare nulla al caso, sicura dei suoi tempi e delle sue mosse, aspetta il momento per colpire, e i rapitori si muovono ignari di avere tra le mani una fredda sociopatica. Gli agenti dell’FBI Roger Liu e la sua compagna Lola devono fare in fretta, ma per salvare chi? La vittima o l’aggressore? La linea che li separa, infatti, si assottiglia sempre di più.”
Certo, che il personaggio sia sociopatico non c'è ombra di dubbio. Sentite a pagina 190.
“In realtà, fare la perfida mi diverte. Mi piace davvero. C'è qualcosa di malvagio dentro di me, una specie di voglia che cova sempre sotto la cenere , e quando qualcuno è in imbarazzo in mia presenza io ci godo”

Certo, l'analisi psicologica da parte dell'autrice è sempre puntuale ed efficace, quasi giornalistica ( si veda a pagina 179 dove narra la capacità crossmodale del cervello) oppure si veda  pagina 167 laddove appunta che "l'amore è l'emozione più semplice da spegnere, ma la più difficile da accendere. Per contro quelle più semplici da accendere e più difficili da spegnere sono l'odio e il rancore. L'innamoramento non è un'emozione..."
Sicuro tutto, però quello che mi lascia sconvolto è l'impressione che l'odio, attraverso il quale la protagonista salva la sua vita, sia un principio quasi ontologico della nostra società umana.

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