Ninna nanna, un giallo di Leila Slimani
La recensione
La recensione
L'incipit
del romanzo di Leila Slimani, Ninna nanna, sembra non lasciare dubbi.
“Il
bambino è morto. Sono bastati pochi secondi. (e poche righe dopo) La
bambina era ancora viva quando sono arrivati i soccorsi. Ma non ce la
farà.”
Un
giallo.
Un crimine efferato, due bambini uccisi, e si immaginano pagine a seguire dove gronderà il sangue della vendetta, del male assoluto. Non saranno pochi quelli che chiuderanno il libro dopo aver letto le prime 10 righe.
Un crimine efferato, due bambini uccisi, e si immaginano pagine a seguire dove gronderà il sangue della vendetta, del male assoluto. Non saranno pochi quelli che chiuderanno il libro dopo aver letto le prime 10 righe.
Ma
l'incipit, in questo caso, trae in inganno, almeno per la storia
narrata, una storia vera: l’assassinio di due bambini da parte
della baby sitter, nel 2012 a New York; ma, diciamo subito,
l'orrore si consuma tutto nella prima pagina, poi il romanza si
dipana come un giallo psicologico bello, accattivante, consigliabile.
Tra
l'altro l'autrice non ha mai momenti di commozione capaci di
coinvolgere il lettore e vive la situazione con il distacco di chi è
abituato a scrivere di cronaca nera; non sui genitori, ma sulla baby
sitter la Slimani ha forse, un momento di quasi condivisione, quando
in premessa al romanzo porta due brevi testi di Rudyard Kipling e
Dostoevskij sulla necessità per tutti di avere un tetto dove
rifugiarsi o un lavoro che assicuri la vita. Dostoevskij in Delitto e
castigo “Capite, capite ora, gentile signore, cosa significa non
avere un posto dove andare? Gli venne in mente di colpo ciò che gli
aveva detto il giorno prima Marmeladov. Perché è necessario che
chiunque abbia un posto dove andare ...”
Un
tema vero, eterno, quello di un tetto protettivo, attuale e
egualmente dirompente l'esito della cultura in cui 0gg siamo
tutti immersi: la fretta, il successo, la carriera, tanto che Myriam,
la mamma dei due bambini, si sentirà dire dalla maestra
“Se
solo sapesse, è il male del secolo!
Tutti
quei poveri bambini abbandonati a se stessi, e quei genitori divorati
dall'ambizione.
Il
vero problema è che sono sempre di corsa. Sa qual è la frase che i
genitori ripetono più spesso ai figli: Sbrigati!"
Una
cultura di cui è impregnata sopratutto mamma Myriam che arriva a
pensare:
“saremo
felice solo quando potremmo fare a meno gli uni degli altri. Quando
potremmo vivere una vita nostra, una vita che ci appartiene e non
riguarda nessun altro. Quando saremo liberi.”
Stava
guardando, di nascosto, i propri bambini giocare, spensierati e
gioiosi, con la baby sitter.
Un
incipit, dicemmo, che trae in inganno per la storia narrata, ma non
per la scrittura con la quale la Slimani ha deciso di raccontarla, un
scrittura da subito diretta, ritmata, frasi che raramente superano
le15-20 parole, quasi pensata per chi potesse ascoltarle, più che
per il lettore, come fosse una poesia; e con un percorso psicologico
che vive solo di fatti, di vita vissuta, lontano da ogni compiaciuto
intellettualismo.
Meritato
il premio Goncourt, il riconoscimento più importante della
letteratura francofona.
Il
romanzo è ambientato a Parigi.
Noè Zanette
Noè Zanette
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