Vivere a Belluno

Vivere a Belluno

L'intervento di Noè Zanette all'incontro organizzato 
dal CeRSU, Centro regionale studi urbanistici del Veneto e
dall'ordine degli ingegnere di Belluno

Belluno 1° aprile 2017



Vivere a Belluno: che un libraio, come chi vi parla, lo possa testimoniare in modo significativo è quanto di più improbabile si possa pensare.
Un libraio legge per professione: vive, quindi, in infiniti ambienti e culture e a volte di queste culture si sente anche partecipe attivo.
Quando però mi tocca, invero di frequente, di aggiungere qualche nuovo volume alle centinaia di libri che alimentano la cultura locale, mi si impone qualcosa di più di una partecipazione pur attiva, sento un dovere, un compito: quello di rendere credibile, possibile, necessario un progetto che risponda all’intuizione scientifica delineata da Cavalli Sforza nel suo libro pubblicato nel 2012 da Jaca Book, con il titolo “Civiltà alpina ed evoluzione umana”
Scrive Cavalli:
gli uomini di montagna si sono fatti interpreti di un paradigma "alpino" di civiltà, che attualmente rischia l’estinzione e che si impone, per contro, come grande e prezioso retaggio culturale che occorre tentare di salvare come lezione che un’antica storia di uomini tra le montagne può impartire ancora oggi all’umanità”.
Noi bellunesi siamo i portatori di questo paradigma e di questa cultura siamo la riserva di valori.
Quello che dovremmo fare lo abbiamo nel sangue, ma lo troviamo anche scritto in questo altro libro ”Abitare in montagna “ ma ancora non l’abbiamo fatto.
La nostra classe politica non l’ha fatto.
E se ami questa città, allora la realtà di quello che non hai fatto ti si para davanti e ti accusa: basta percorrere il Centro storico ad ogni passo senti risuonare le campane celebrate da Hemingw.
La struttura commerciale è dominata dal sistema di franchising e ha perso la sua identità e ti trovi spaesato,
e tanti, tanti negozi sono chiusi, ;
e Piazza dei Martiri per metà è deserta, l’altra metà nascosta;
e gli autobus sono vuoti;
il centro Storico è spopolato e mancano i giovani;
non incroci attività ad alto contenuto tecnologico;
poche le traccie che portino a qualche concentrazione di intelligenze professionali;
e l’ospedale di Belluno mostra di ambire al ruolo di un efficiente ambulatorio;
e sai che i centri storici minori, come anche i comuni confinanti, Limana Sedico Ponte nelle Alpi sono disarticolati rispetto al Centro Storico che a sua volta è lontano dalle direttrici di traffico che puntano, per contro, su Vittorio Veneto;
e sai che la viabilità interna privilegia l’uscita dal Centro Storico e ne impedisce l’ingresso ;
e sai che per più di 60 giorni all'
anno il centro storico di Belluno è chiuso a chi proviene da fuori.
E allora, alla maniera di Hemigwei non puoi non chiederti per chi suona la campana
Quella campana suona per ognuno di noi, suona per la città di Belluno.
E ti svegli!
E pensi!
E ti assale il solito disgustoso pensiero, si la politica si è dimostrata incapace, ma tu, io, noi non siamo innocenti.
Qui manca l’idea di città, manca l’idea di cosa sia il centro storico e i suoi rapporti con i centri storici minori, non si è ancora capito che il Senso della città di Belluno sta nelle Terre Alte, e neppure ci si ricorda che Belluno è Città Capoluogo, non ci sfiora l’idea che lo spopolamento della montagna crei un vulnus alla città forse irrecuperabile:
Gli studi professionali abbandonano il Centro, lo hanno abbandonato gli artigiani, e la politica non si sente responsabile: e questa è la vera tragedia della città.

Cosa fare?

Lo traggo da libro “Abitare in montagna”
Il comune di Belluno deve ritornare a crescere. 

Allo scopo credo necessario ricostruire un’idea di cultura che, in un’ottica di medio lungo periodo, orienti e guidi lo sviluppo attraverso la valorizzazione dei saperi e dell’immenso patrimonio artistico e culturale che le generazioni passate ci hanno lasciato.
Palazzo Bempo può diventare il centro propulsore di tutte le attività culturali e turistiche della città e della provincia.
Si faccia un distretto culturale.
Si progetti un museo virtuale su Buzzati e uno sulla prima guerra mondiale
E il Museo civico diventi l’incipit di una nuova economia per la città.
Il comune di Belluno dovrebbe porsi l’obiettivo, in collaborazione con le università di Padova e Venezia, di portare in città uno studio professionale di alta ingegneria, che possa diventare punto di riferimento di tutto l’arco alpino per lo studio e la progettazione di un modo di costruire che sia proprio di un ambiente montano, puntando alla massima valorizzazione delle risorse naturali e del sistema orografico, al minimo consumo di territorio e al minimo spreco di energia. Uno studio che sia punto di riferimento per tutto l’arco alpino anche per i rapporti economici e politici con l’Europa.
E forse potremmo inverare anche per Belluno lo studio di Moretti in La geografia del lavoro, laddove certifica che per ogni posto di lavoro ad alto contenuto tecnologico vengono a prodursi 5 nuovi posti di diversa qualificazione
Infine credo che Belluno possa diventare una città creativa, una città artigianale non perché tutti siano artisti o artigiani, ma perché diventi il luogo dove ”le condizioni per” emergano in superficie,siano facilmente leggibili, dove sia altamente probabile a livello individuale “inciamparci sopra” e decidere di iniziare un nuovo percorso.
L’ultimo sogno, per chiudere, mi riporta alla mia gioventù di abitatore del Liston, ma anche di via Sottocastello: sogno un percorso circolare liston via sottocastello scalette. La via Romatica.
Grazie
Noè Zanette
Libreria Campedel
Quaderni Bellunesi

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