Avrete notato, forse, che le mie recensioni non approdano quasi mai a libri che svettano nelle classifiche.
Che senso avrebbero?
Di solito quelli sono libri pensati, strutturati e scritti per arrivare in classifica, frutto a volte di comitati di redazione che poi li passano nelle abili mani dello scrittore di successo del momento.
Non che la cosa mi scandalizzi. Credo semplicemente che il mestiere del libraio sia altro, che debba andar oltre. Un libraio deve cercare tra l'immensa produzione quei testi che possano definirsi letteratura nelle sue varie accezioni. Li si può trovare tra testi che si autodefiniscono umoristici, tra i thriller o tra i romanzi d'amore o in altri tanti generi. Cercare, leggere, abbandonare, sottolineare.
E' così che arrivo a questo Canto della pianura, di Kent Haruf, uscito a inizio anno da un piccola casa editrice la NNE edizioni.
Cosa mi ha preso di questo libro? Lo dico con il titolo di questa recensione:
Canto della pianura,
ovvero quando la solitudine costruisce la vita
Il bullo in classe e fuori, forte del sostegno dei genitori, con il preside che lo vuole promosso e il professore che da quest'orecchio non ci sente.
Lo stesso professore sicuro del suo ruolo di insegnante, ma che a casa è impacciato, con due bambini da allevare e la moglie malata da accudire.
I due bambini di nove e dieci anni, privi dell'affetto della mamma e capaci di autogestirsi, tanto che prima di andare a scuola il mattino distribuiscono i quotidiani agli abbonati del loro borgo.
Un'insegnante collega del professore, single, che si prende cura del vecchio padre affetto da disturbi mentali.
La ragazzina sedicenne che lavora per mantenersi a scuola e resta incinta e che viene cacciata di casa dalla madre alcolizzata.
Due vecchi fratelli, scapoli, che nulla sanno della vita, se non allevare mucche e cavalli.
| Libreria Campedèl |
Persone sole, perché la vita le ha rese tali, ma che hanno saputo conquistare e proteggere uno spazio interiore libero e aperto agli altri. Il mondo dei due vecchi fratelli, ad esempio, si chiude da sempre nella loro fattoria dove allevano cavalli e mucche, con il mercato del bestiame come unico approdo esterno. Queste sarebbero le condizioni per piombare in una vecchiaia rancorosa, carica di avarizia per se e per gli altri, chiusa al mondo e invece... accolgono la ragazzina sedicenne come una figlia.
Come è potuto accadere? Credo di poter dire che hanno saputo apprezzare la vita quando dava e quando toglieva, amato l'ambiente, il loro lavoro, le loro mucche. Insomma, non sono vissuti solo per se stessi.
Dall'altra parte abbiamo la mamma dei due bambini affetta da una grave depressione sprofondata in una malinconia, una malinconia clinica direbbe Eugenio Borgna, che vive in una solitudine chiusa ad ogni spazio anche a quello dell'affetto dei figli e del marito.
In un passo del libro la sua vita e quella che riserva al marito:
“Guardandola ( il marito ndr) non avrebbe saputo dire se stesse dormendo oppure no, ma pensava di no. Pensava che stesse solo aspettando di capire perché era entrato e non vedesse l'ora di sentirlo uscire. Vuoi qualcosa? disse lui. Lei non si prese il disturbo di aprire gli occhi. Lui rimase in attesa. Si guardò intorno. Non aveva ancora cambiato i crisantemi nel vaso sulla cassettiera e l'acqua stagnante emanava cattivo odore. Si stupì che lei non lo sentisse.”
Mi resta da dire dello stile del romanzo.
Ancora una volta mi appoggio a Marcello Fois che scrive nel suo libro "Manuale di lettura creativa" ( che consiglio vivamente a chi ama la lettura) che
“Occorre saper descrivere l'istante di rottura, lo straordinario, ma non è possibile ottenere ciò se non si sa descrivere e pensare l'ordinario.”
E' il romanzo di Kent Haruf
In una nota di postfazione il traduttore del libro Fabio Cremonesi scrive:
| Libreria Campedèl |
“ concludo con una piccola captatio benevolentiae relativa a tre momenti che hanno per protagonisti gli animali – la cernita delle mucche vuote, il parto della giovenca, l'autopsia del cavallo: si tratta di scene nodali, violentissime e descritte con inquietante esattezza. Sarete voi lettori a giudicare se la resa è efficace (l'originale lo è, ve lo posso garantire).
Noè Zanette
Quaderni Bellunesi

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