L'anziano è: un uomo libero
(se la pensione è degna del nome)
(se la pensione è degna del nome)
Non è la durata della vita che conta, ma l'uso che se ne fa; non importa quanto a lungo si viva, ma quanto bene si viva. Da Seneca. Una sentenza importante per i più giovani, decisiva per chi vede, anche se lontanissimo, il traguardo della vita.
“La crisi nella quale si è tutti immersi in modi dolorosamente diversi, ci consentirà, eterogenesi dei fini, di meglio riconoscere e realizzare una vita sigillata dal recupero del tempo, del tempo interiore:del tempo vissuto? ... E' necessario guardare a queste mete come ad orizzonti, nutriti di attesa e di speranza, che non muoiono mai nella coscienza, e che dal passato e dal presente si muovono senza fine verso il futuro: verso l'avvenire” (Eugenio Borgna in il tempo e la vita)
L'anziano come vera ricchezza della società, scrivemmo nel primo capitoletto di questo tentativo di riportare al centro della nostra società l'anziano.
Il primo problema da risolvere è culturale in senso lato. E necessario cancellare nella cultura generale, dalla prassi del pensare collettivo quei rapporti divenuti inscindibile anziano-un corpo stanco, anziano-pensionato, anziano-vecchio, anziano-credibilità insufficiente, anziano-casa di riposo, anziano-malattia e via discorrendo.
No e poi no!
L'anziano è, deve essere, un uomo libero (se la pensione è degna del nome)
Il punto vero della disorganizzazione, della scarsa produttività della nostra società è proprio la mancanza di libertà delle persone e delle imprese (succubi della burocrazia, del posto di lavoro che non si può perdere, del potere dei strateghi di turno della finanza, dell'economia, del controllo del personale, di una cultura massificata, del giornalismo collettivo, del lavoro che non si trova).
Uomini liberi: ecco la vera rivoluzione!
Si incominci dagli anziani (se la pensione è degna del nome)
L'anziano è un uomo libro.

Commenti
Posta un commento