L'enigma della camera 622
di Joel Dicker

Un giallo, una scrittura sempre ammiccante, scorrevole, spesso emozionante, una trama veramente originale
Nella stanza 622 di un albergo, un omicidio.
Le indagini della polizia non portano ad alcun risultato.
Quindici anni dopo uno scrittore si reca nello stesso albergo per passare le vacanze.
Nota una anomalia nella numerazione delle stanze, manca il numero 622.
Il personale dell’albergo non ne conosce il motivo.
Lo scrittore, incuriosito si fa detective.
Troverà un mondo di fatti e di relazioni del tutto sorprendenti, inaspettate.
E sorprendenti sono i personaggi che incontra.
A cominciare da Macaire Ebezner, figlio del presidente della banca Ebezner, colui che, per tradizione dovrebbe prendere la carica da Presidente. E' un uomo buono, cortese, talmente innamorato di sua moglie da fare qualsiasi cosa per lei, ed è proprio questo il suo lato debole che si accompagna con una ingenuità e faciloneria disarmanti.
Poi Anastasia von Lacht: una donna bellissima, ma molto insicura, è la moglie triste di Macaire Ebezner, il suo cuore batte per un altro, quel Lev Levovitch che sarà il fulcro intorno a cui gira la trama.
Un romanzo certamente appassionante, una narrazione sempre incalzante, anche se, pagina dopo pagina, oltre la trama, incuriosisce il lettore il modo di ragionare dell'autore: spesso mi sono detto perché un giallo? Perché tante pagine? cosa vuol dimostrare?
Ho concluso pensando il romanzo come una potente storia contro la cultura del politicamente corretto, una politica e una cultura che scardina la famiglia, annichilisce le comunità, fa crescere la diseguaglianza sociale, crea povertà senza ritorno; una politica e una cultura che ci porta in modo più o meno consapevole a indossare una maschera quando dobbiamo rapportaci con gli altri: così fanno i personaggi nel romanzo, si nascondono dietro una maschera per fare e dire cose non altrimenti possibili.
Una denuncia, quella dell'Autore, per giunta riuscita,
senza moralismi inutili, senza toccare il ritmo della scrittura propria del romanzo giallo e forse senza che il lettore se ne possa accorgere..
Perché tante disuguaglianze nella società se nessuno le vuole?
Chi oserebbe dire che se ne frega del dolore degli altri?
Chi si glorierebbe per aver imbrogliato un povero.
Chi sente come disonore l’aver accumulato ricchezze sfruttando i poveri.
Non so se Joel Dicker abbia pensato a queste cose scrivendo il suo giallo.
Ma sono domande che ben interpretano tutti i personaggi che lo abitano: nascosti dietro una una maschera possono fare e dire quello che diversamente non oserebbero.
Non mi resta che un’ultima postilla.
L’enigma della camera 622, è anche un bellissimo romanzo d’amore.
Un amore cercato e trovato, un amore innocente, a volte falso.
Buona lettura!

Noè Zanette

Commenti